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Brexit: gli effetti sulla Sterlina. Petrolio, Oro, Euro, Dollaro

Carlo De Casa*
Petrolio, oro, mercati valutari, Borsa SalvaDenaro

La sterlina fortemente condizionata dalla Brexit. Listini azionari preoccupati per i dazi di Trump. Petrolio al capolinea.

Gli operatori, in questo momento, sono  concentrati soprattutto sulla sterlina, con le vicende Brexit . Negli ultimi giorni sono arrivate diverse dimissioni importanti, fra cui quella di David Davis e Boris Johnson, secondo i quali la linea della May sulla Brexit sarebbe troppo debole (mentre secondo la scuola di pensiero opposta l’unica in grado di limitare i danni per l’UK). Lo scenario per la First Lady si fa sempre più delicato, con una duplice sfida all’interno del suo partito e con Bruxelles per la Brexit, che potrebbe mettere a rischio la tenuta dell’intero esecutivo, con inevitabili conseguenze anche sulla sterlina. I mercati non amano l’incertezza – e sul pound di questi tempi ne aleggia parecchia – ma vedrebbero invece di buon occhio ogni mossa che possa allontanare la temuta Brexit e i rischi ad essa connessa per l’economia inglese e per la sterlina.

Euro, Dollaro

Sul fronte valutario i mercati cercano di capire quale potrebbe essere l’effetto reale dei dazi di Trump, che paiono rappresentare un crescente rischio per la stabilità dei listini azionari.In questo scenario l’euro ha tentato un rimbalzino contro il dollaro, risalendo oltre 1,17.

Petrolio in rialzo, ma quasi al capolinea. Rischi per chi vuole investire ora.

Fra i temi portanti in queste ultime settimane sui mercati c’è senz’altro  il petrolio. Le quotazioni dell’oro nero hanno inanellato una serie di record, con il WTI – il benchmark del greggio Usa – che sono arrivate in area 75$, per poi ritracciare leggermente verso quota 74 dollari.

Dal punto di vista tecnico il trend resta ancora saldamente impostato al rialzo, anche se per l’investitore che salisse sul treno in corsa soltanto ora, i rischi sono molteplici, in quanto potremmo non essere troppo lontani dalla destinazione finale.

Donald Trump, infatti, ha ripetutamente affermato di non gradire un petrolio troppo caro, anche perché questo potrebbe generare scenari inflattivi per l’economia a stelle e strisce, rallentando la crescita.

Va poi sottolineato come le quotazioni dell’oro nero siano più che raddoppiate dai minimi di inizio 2016, in seguito alla ripresa dell’economia mondiale e ai tagli dell’OPEC ( il cartello dei paesi produttori di greggio), che ha cercato di calmierare la produzione, per evitare lo scenario di eccesso di offerta verificatosi negli ultimi anni.

Oro in discesa

Lo scenario, invece, risulta tutt’altro che roseo per l’oro, che ha recentemente aggiornato i minimi del 2018, arrivando al supporto di quota 1.240, prima tentare un difficile rimbalzo, che pare essersi esaurito già a ridosso di quota 1.260$. Va tuttavia sottolineato come gran parte della debolezza dell’oro sia collegabile al rafforzamento del dollaro visto negli ultimi due mesi, per via della correlazione inversa fra oro e dollaro (che tende a far scendere il prezzo aureo quando la banconota verde si apprezza).

* capo analista di ActivTrades

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RIPRODUZIONE RISERVATA © 17 luglio 2018