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Patrizia Puliafito
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Draghi se ne va. Quale sarà il futuro dell’Euro?

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Draghi se ne va Quale futuro per Eurozona SalvaDenaro

Draghi lascia la presidenza della Bce. Se ne va come “salvatore dell’euro”, lasciando un’eredità pesante a Christine Lagarde. Quale sarà il futuro dell’Eurozona? Lo spiega Andrea Iannelli, Investment Director per l’obbligazionario Fidelity International.

L’ultimo incontro della BCE sotto l’egida di Mario Draghi non ha riservato sorprese agli investitori. I tassi sono rimasti invariati, mentre i mercati hanno continuato a concentrarsi sul nuovo ciclo di acquisti di asset che inizierà il mese prossimo.

Le decisioni prese da Draghi durante il suo mandato di Draghi presso la Bce  continueranno a influenzare i mercati e l’assetto europeo anche dopo che Christine Lagarde avrà raccolto il testimone,

Le  decisioni più significative del “Salvatore dell’euro”

Draghi lascia la BCE come “salvatore dell’euro”. Dopo aver aiutato la zona euro a risalire la china con il suo ormai famoso discorso “whatever it takes” nel 2012. Senza l’euro saremmo stati tutti più poveri.

Draghi ha effettuato una serie di tagli dei tassi e attivato un programma di quantitative easing (acquisto di titoli governativi europei), per affrontare la crisi del debito europeo e  stabilizzare i mercati obbligazionari periferici.Probabilmente, la BCE si è trasformata in un’istituzione molto diversa sotto la guida di Draghi, diventando essenzialmente il “creditore di ultima istanza” e introducendo nuovi strumenti per sostenere l’economia della zona euro ancora in difficoltà.

Dopo la prima tornata di QE, quando la banca centrale ha acquistato obbligazioni sovrane e corporate della zona euro, la BCE è diventata uno dei maggiori detentori di reddito fisso europeo a livello globale. Il suo bilancio è più che raddoppiato dal 2011 e si attesta ora a 4.700 miliardi di euro.

Ha continuato a tagliare i tassi dopo aver infranto il tabù psicologico del limite inferiore a tasso zero. Dopo l’ultimo taglio effettuato a settembre, il tasso di deposito applicato alle riserve delle banche europee presso la BCE è ora al minimo storico di -50 punti base e si prevede un ulteriore calo.

Draghi ha utilizzato altri strumenti non convenzionali, come le linee guida esplicite, il tiering sui depositi e considerevoli iniezioni di liquidità, per sostenere i mercati europei e l’economia della zona euro.

Tutte le operazioni di Draghi sono state un successo. La crescita sarà ancora modesta, ma l’economia dell’Eurozona si è ripresa dalla crisi e, sebbene vi siano ancora rischi negativi, gli scenari peggiori sono stati evitati. Al culmine della crisi del debito europeo, i Paesi periferici non hanno avuto accesso ai finanziamenti perché i  livelli di spread sul debito italiano, spagnolo, portoghese e greco che hanno toccato il massimo storico. Le ricadute sull’economia reale sono state repentine, perché la grande quantità di titoli governativi emessi da Paesi in difficoltà, detenuti dalle banche, ha compromesso la loro capacità e disponibilità a concedere prestiti, mettendo a dura prova la liquidità del sistema.

Sul fronte dell’inflazione la BCE c’è ancora molto da fare 

Mentre la BCE ha svolto un ruolo chiave nella stabilizzazione dei mercati dell’Eurozona, è necessario fare di più sul fronte dell’inflazione dell’Eurozona  per mantenerla vicino al 2%.  Attualmente, l’Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo (IAPC), che riflette i tassi di inflazione in tutti i Paesi dell’Unione Europea, si attesta allo 0,8%.

Cosa si aspetta l’Europa da Christine Lagarde?

Il nuovo Presidente della BCE, Christine Lagarde, porterà il peso dell’eredità di Draghi con poche munizioni rimaste e un crescente malcontento all’interno del Consiglio direttivo riguardo all’ultimo programma QE. Dovrà usare tutte le sue capacità politiche per navigare in acque ancora travagliate, tra guerre commerciali e un’economia interna in rallentamento.

Sul fronte della politica monetaria, il mercato si attende  continuità e che la nuova leadership della BCE rimanga accomodante. Mentre una nuova “crisi sovrana” non è attualmente nel radar, è improbabile che l’ultima tornata di acquisti di asset si riveli sufficiente, data la debolezza dell’economia. Ci aspettiamo quindi che la BCE intensifichi i propri sforzi. Gli investitori dovrebbero aspettarsi un aumento degli acquisti di asset, un bilancio più consistente e tassi ancora più bassi, ma senza un’immediata ripresa economica.

Con un margine di manovra limitato, la BCE farà bene a mantenere l’economia della zona euro su un percorso di crescita stabile, anche se lento. Ulteriori acquisti di asset e tassi di interesse più negativi potrebbero rivelarsi dannosi nel lungo periodo. I tassi negativi, in particolare, gravano pesantemente sulla redditività delle banche, mettendo a dura prova i loro modelli di business tradizionali e costringendo i risparmiatori ad assumersi ulteriori rischi nella ricerca di rendimenti positivi.

Come sottolineato con vigore dallo stesso Draghi nelle conferenze stampa durante il suo mandato, la BCE ha bisogno del sostegno dei governi e della politica fiscale affinché le cose cambino.

Perché ciò accada,  tuttavia, la situazione potrebbe dover peggiorare leggermente, prima di migliorare e i mercati potrebbero dover continuare a fare affidamento sulla BCE per essere di supporto

RIPRODUZIONE RISERVATA © 28 Ottobre 2019